giovedì, 31 gennaio 2008

Vite d'agenzia - 2° parte

Traduzione: dove parti, dove arrivi?
Ingenuamente pensavo che le traduzioni si facessero solo da una lingua ad un’altra. Invece lì ho scoperto la traduzione “italiano-italiano”, lavoro che mi ha appassionato moltissimo, facendomi fare delle bellissime scorribande nella lingua italiana e, cosa ancora migliore, mi ha fatto scoprire tutti i miei limiti. Oltre ad essere una palestra utilissima per imparare ad usare meglio la nostra lingua, è un metodo per l’agenzia per risparmiare qualche denaro. L’”esercizio” era utilizzato per le traduzioni dall’italiano verso una lingua straniera (90% delle volte inglese): venivano individuati i punti problematici e quindi “tradotti” in italiano, cioè parafrasati, per il traduttore straniero. Il vantaggio era doppio: il traduttore trovava la strada più libera ed era quindi più veloce, il revisore impiegava meno tempo a correggere perché il testo era già stato praticamente impostato. Ovviamente, il gioco vale la candela se si è bravi e veloci con l’italiano. Permette inoltre di fare una riflessione preliminare sul testo che si sta assegnando, e allo stesso tempo avere già una traccia di quella che sarà la traduzione. Lavoro di grande abilità, che ho fatto con la “sposata” alla traduzione: mi ha molto bacchettato, ma ancora la ringrazio perché in due minuti ha “radiografato” i miei plus e minus…

 

postato da: bichi alle ore 08:14 | link | commenti (4)
categorie: etcetera

Vite d'agenzia - 1° parte

Annapr ha accettato di raccontarci la sua esperienza in agenzia. Qui di seguito il suo resoconto!

Agenzia: un po’ dentro e un po’ fuori dal mondo
Il lavoro del traduttore è un lavoro di precisione, di cesello, instancabile e assolutamente costante. E’ forse una banalità, ma finché non ho provato io a cesellare e a faticare su un testo, non mi ero resa conto di quanto fosse vero. La prima reazione è stata di grande rispetto per questo lavoro, la seconda di essermi immersa in un mondo a parte, un po’ chiuso in se stesso, e che mi confermava anche l’immagine (sì, stereotipata) del traduttore con il naso sul dizionario – diciamo di fronte al monitor. Per me, che sono abituata a dividermi, sì, tra computer e telefono, ma anche appuntamenti e trasferte fuori ufficio è stato un delirio scoprire che la sera ero veramente distrutta – occhi compresi.
Un po’ mi giustificavo perché non ero abituata, ma un po’ mi ha fatto riflettere sulla tipologia di lavoro. A parte l’attenzione quasi maniacale al dettaglio (sia terminologico, che tipografico), il contatto con il mondo si riduce veramente alla (breve) chiacchiera con il vicino revisore e alle mail dei lavori in entrata. Uno dei due revisori mi ha anche confessato che si annoiava abbastanza, ma tutto sommato riusciva ad alternare traduzione in agenzia e interpretariato alle fiere. L’altra, invece, si vedeva decisamente “sposata” alla traduzione e credo non potrebbe fare nient’altro nella vita.
Io invece sì!

postato da: bichi alle ore 08:11 | link | commenti
categorie: etcetera
venerdì, 25 gennaio 2008

Traduttori automatici

Prendendo spunto da un collega biblitiano, vi segnalo anche io quest'articolo apparso oggi sul sito di Repubblica. Buona lettura!
postato da: bichi alle ore 15:17 | link | commenti (7)
categorie: from the net
domenica, 20 gennaio 2008

Ferri del mestiere

Dire, fare, tradurre. Terminologie tecniche per la mediazione linguistica. Inglese-italiano

Un libro prezioso per chi traduce legale, scientifico, economico e tecnico, con un vocabolario di base e lessico contestualizzato per ciascun settore. Lo potete ordinare qui.
postato da: bichi alle ore 17:53 | link | commenti
categorie: news&co
sabato, 19 gennaio 2008

Tempi duri

Vi rimando all'intervista di Luca Baldazzi (su Miojob) a Sandro Corradini, presidente dell'AITI.
postato da: bichi alle ore 17:41 | link | commenti
categorie: from the net

A bottega

Dal sito della Sironi, leggo e segnalo:
Teorie, strumenti, pratiche



La traduzione è un’arte che matura nella pratica e per diventare (buoni) traduttori non esiste altra via se non quella del tradurre quotidiano. Ma è possibile trarre insegnamento dalla pratica altrui? Si può andare “a bottega” da un traduttore?

L’Autore di queste pagine pensa di sì: c’è modo di sostenere e favorire il processo di apprendimento e migliorarne la qualità, attraverso l’uso di esempi, l’esplicitazione di strategie, procedure e strumenti, la previsione degli errori.

Questo volume si rivolge ai traduttori in erba, agli studiosi di traduzione e ai professionisti desiderosi di aggiornarsi su teorie, strategie, procedure e strumenti messi a punto dai maggiori esperti del settore negli ultimi cinquant’anni.

Il traduttore è accompagnato nelle fasi di analisi del testo, stesura e revisione, ma anche nella riflessione critica sul proprio lavoro e sulle aspettative di lettori, recensori, committenti.



Massimiliano Morini è professore associato di Lingua e Traduzione inglese all’Università di Udine. Si è occupato di stilistica, storia e teoria della traduzione. Tra le sue pubblicazioni si segnalano Le parole di Tolkien (1999) e Manuale di traduzioni dall’inglese (2002). La sua ultima monografia è Tudor Translation in Theory and Practice (2006). La sua ultima traduzione è Canto del tramonto (di Lewis Grassic Gibbon, 2005).
postato da: bichi alle ore 17:26 | link | commenti (1)
categorie: news&co
domenica, 06 gennaio 2008

Nel mondo dei blog...

Ecco tre nuovi blog interessanti:
1. Blogging Translator: una traduttrice decide di passare dall'impiego fisso all'universo dei frelancers. Qui c'è il resoconto della sua "avventura".
2. An Indian Translator's Weblog: blog di una traduttrice impiegata in uno studio di traduzioni francese.
3. Mac for Translators: blog per traduttori che usano il mac e non un pc.

Buon anno a tutti!
postato da: bichi alle ore 11:51 | link | commenti (2)
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